Audin Corso Blsd

Corso BLSD/ PBLSD presso la sede centrale di Audin

Sabato 1°Aprile 2017, presso la sede centrale AUDIN AUDIOTECNICA INTERNAZIONALE S.R.L. di Via Vittorio Veneto 7 Roma si è svolto il Corso BLSD/ PBLSD (BASIC AND PEDIATRIC BASIC LIFE SUPPORT & DEFIBRILLATION ESECUTORE), corso per le manovre disostruzione adulto, bambino e infante, uso del  defibrillatore semiautomatico esterno  e posizione laterale di sicurezza, organizzato dal Centro di Formazione SQUICCIARINI RESCUE SRL (Accreditato presso il Sistema Sanitario Regionale ARES – 118  Regione Lazio con delibera n°366/16122014 ) dedicato interamente allo staff Audin.

Tutti i partecipanti hanno preso parte con disponibilità e forte entusiasmo consapevoli di acquisire uno strumento molto importante, che farà parte per sempre della loro quotidianità, dedicato alla prevenzione e protezione della vita sia dei bambini che degli adulti.

Un esempio dell’attenzione che Audin riserva alla salute ed al benessere dei propri clienti e dei propri collaboratori.

audin batterie apparecchi acustici

Batterie e apparecchi acustici. Come proteggerli durante l’inverno.

Con l’arrivo della stagione invernale e le basse temperature c’è il rischio che si possano pregiudicare la prestazione sia delle batterie che degli apparecchi acustici: quando il clima si fa rigido, anche la tensione delle batterie si abbassa e la loro durata si può ridurre; è pertanto preferibile conservarle alla normale temperatura ambiente, ovvero intorno ai 20° centigradi, nella loro confezione oppure negli appositi contenitori. Batterie e apparecchi acustici vanno anche protetti con attenzione dal bagnato, che spesso accompagna il clima dell’inverno: a questi dispositivi ed accessori l’acqua può causare danni, dunque è opportuno mantenerli al riparo e conservarli in un luogo privo di condensa e umidità; aprire le porte dei vani destinati ad ospitare le batterie, ad esempio, consente di arieggiare l’interno degli apparecchi e garantire che, in caso di umidità, vi sia possibilità di asciugare le porzioni da essa interessate. Infine, bisogna sapere che improvvisi sbalzi di temperatura – che d’inverno sono molto frequenti, poiché basta uscire di casa e ritrovarsi al freddo fuori, passando da un ambiente riscaldato anche di venti gradi al di sopra del clima esterno verso una condizione assai più rigida – può provocare la formazione di condensa all’interno dei dispositivi audiologici, influendo in tal modo sulle prestazioni degli apparecchi stessi o delle batterie.

 

(Fonte: Rayovac.eu)

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Udito. Orecchie in pericolo con troppi analgesici.

Si rischia di perdere l’udito con l’uso prolungato di antidolorifici. Le donne, in particolare, che prendono paracetamolo (il principio attivo della tachipirina) o ibuprofene (un altro antidolorifico non steroideo di uso molto comune) per lungo tempo (sei anni in media) presentano un maggior rischio di abbassamento dell’udito.

Lo rivela un ampio studio condotto da esperti del Brigham and Women’s Hospital di Boston pubblicato sulla rivista “American Journal of Epidemiology”. Già in passato dosaggi elevati di aspirina erano stati collegati a perdita di udito, un problema comune specie tra gli anziani. Gli esperti hanno analizzato dati relativi a oltre 54mila donne di 48-73 anni arruolate nell’ambito del progetto di ricerca “Nurses’ Health Study”.

E’ emerso un modesto ma significativo aumento di rischio per le donne che hanno usato per un lungo periodo uno dei due antidolorifici. Secondo i ricercatori, ipotizzando l’esistenza di un meccanismo di causa-effetto tra uso di questi farmaci e perdita di udito, si può stimare che il 5,5% dei casi di perdita uditiva nel campione esaminato siano riconducibili proprio all’uso di questi farmaci.

 

(Fonte: Il Gazzettino.it)

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Cuffiette e musica alta: gli adolescenti con udito da “OVER 50”

L’amore per la musica ‘a palla’ rischia di costare caro agli adolescenti, che si ritrovano con un udito da cinquantenni. Nuove ricerche sul tinnitus mettono in luce un allarmante livello di danni precoci all’udito dei giovanissimi, legato secondo gli esperti proprio all’abitudine di ascoltare musica troppo alta. «Si tratta di un problema crescente, e penso che peggiorerà», dice il canadese Larry Roberts del McMaster’s Department of Psychology, Neuroscience and Behaviour in uno studio pubblicato su ‘Scientific Reports’ insieme ai colleghi brasiliani dell’Università di Sao Paulo.

I ricercatori hanno intervistato e sottoposto a test dettagliati dell’udito un gruppo di 170 studenti tra gli 11 e i 17 anni. Apprendendo così che quasi tutti hanno «abitudini di ascolto rischiose» alle feste, in discoteca e quando usano i propri lettori di brani musicali. Non a caso più di un quarto (28%) dei ragazzi sperimenta un tinnitus persistente, un sibilo o un fischio nelle orecchie che però è un disturbo più tipico fra gli over 50. 

Ulteriori test sugli adolescenti, tutti studenti della stessa scuola a Sao Paulo (Brasile), hanno mostrato che – anche se potevano ancora sentire bene come i coetanei sani – i ragazzi con tinnitus erano più inclini a presentare una ridotta tolleranza ai rumori alti, ‘spià di un danno ai nervi usati per elaborare il suono. Un danno ‘invisibilè che però può portare a seri problemi di udito con il passare degli anni, avvertono i ricercatori.

Il punto è che fin da bambini oggi i giovanissimi sono esposti a suoni troppo alti. Un bombardamento a casa, in auto, alle feste e nei locali, che rischia di mostrare i propri effetti decenni più tardi. «Il messaggio è semplice: proteggi le tue orecchie», sintetizza Roberts. Il punto è che, secondo lo scienziato, non si è ancora consapevoli dei rischi. Dopo aver sentito musica a volume molto alto può capitare di percepire un campanello nelle orecchie per uno o due giorni, un breve acufene che poi scompare ma in realtà per Roberts è un segnale precoce della vulnerabilità agli effetti dell’esposizione ai rumori forti. Cosa fare allora per proteggere l’udito? Per Roberts l’unica soluzione sicura è la prevenzione, possibile solo attraverso una corretta informazione rivolta ai giovanissimi: molti non sanno che stanno mettendo a rischio il proprio udito. E non lo sanno i loro genitori.

 

 

(fonte: giornalenotizie)

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Il caffè rende sordi?

Il caffè rende sordi? Non proprio, ma può aiutare eventuali disturbi dell’udito a peggiorare a tal punto da arrivare alla sordità. Sono queste le conclusioni di un gruppo di scienziati canadesi. E più precisamente di quelli della McGill University. Secondo i risultati di questa ricerca, coloro che amano bere molto caffè dovrebbero stare attenti in ambiti in cui i decibel salgono esponenzialmente come i concerti musicali o gli aeroporti. La caffeina infatti avrebbe un forte impatto sull’udito, portando ad un recupero più lento da parte dell’orecchio dopo essere stato sottoposto a dei rumori troppo forti. I danni in alcuni casi potrebbero rivelarsi addirittura permanenti.  L’esperimento è stato condotto su delle cavie, ma i risultati ottenuti hanno portato i ricercatori ad ipotizzare che per l’essere umano  il processo sia esattamente lo stesso. L’udito dei roditori presi a campione è stato testato in ambienti molto rumorosi sia in caso di somministrazione di caffè, sia nella sua mancanza. Nello specifico si è trattato dell’esposizione per 60 minuti dei murini ad un rumore molto simile a quello che le persone ascoltano ogni volta che vanno ad un concerto rock. Questo è avvenuto per 8 giorni. Al termine del periodo di sperimentazione è stata rilevata una differenza significativa nella perdita dell’udito tra i due gruppi di animali.  I mammiferi che avevano assunto 25 mg di caffeina giornaliera durante l’esperimento mostravano maggiori danni all’udito rispetto al gruppo “di controllo”. Spiega uno dei coautori della ricerca: Quando l’orecchio è esposto a rumori forti, può soffrire di una riduzione temporanea dell’udito, chiamata anche spostamento temporaneo della soglia uditiva. Questo disordine è solitamente reversibile nelle prime 72 ore dopo l’esposizione, ma se i sintomi persistono, il danno potrebbe diventare permanente.

Non si tratta di risultati inoppugnabili ma forse un minimo di attenzione nell’esposizione ai rumori forti è bene averla. Magari rinunciando a quella tazza in più di caffè.

 

 

 

(fonte: Medicina Live)

Photo Credit | Thinkstock

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Problemi di udito, 7 sintomi da non sottovalutare.

Perdere un po’ l’udito è considerata una conseguenza naturale dell’invecchiamento. Ciò non significa che invecchiare significhi necessariamente diventare sordi, ma una lieve perdita delle capacità uditive sembra quasi inevitabile.

I problemi di udito possono però comparire anche in giovane età, complici cattive abitudini come ascoltare musica ad alto volume, soprattutto se in cuffia. Inoltre difficoltà dell’udito possono essere causare dall’accumulo di cerume o di fluidi, da infezioni all’orecchio o da variazioni di pressione nell’ambiente.

Come riconoscere le situazioni in cui è bene rivolgersi a un medico? Ecco 7 sintomi da non sottovalutare:

  1. la necessità di alzare sempre il volume di radio o tv;
  2. la tendenza ad evitare le situazioni sociali per paura di non capire i discorsi;
  3. la sensazione di confusione o di esclusione nelle occasioni sociali;
  4. la necessità di chiedere di ripetere ciò che è stato detto;
  5. non sentire il telefono;
  6. le difficoltà a sentire le voci al telefono;
  7. le lamentele delle persone che vi dicono che non le ascoltate nonostante ci stiate provando.

 

 

(fonte: benessereblog)

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Inquinamento acustico: l’orecchio sente meno (per difendersi)

Le orecchie ne fanno le spese prima e più di tutto il resto dell’organismo. Il troppo rumore è una minaccia per l’udito: l’indagine GfK Eurisko conferma un legame diretto fra eccesso di suoni e disturbi uditivi. Al crescere dell’esposizione al rumore sale infatti di circa il 30% la probabilità di deficit acustici e, stando ai dati raccolti, in città una persona su tre ammette di avere un udito non perfetto. «Quando siamo esposti a suoni intensi, per “difenderci” la nostra sensibilità uditiva diminuisce (come se diventassimo temporaneamente più duri d’orecchio per non sentire il caos attorno, ndr) – spiega Roberto Albera, docente di otorinolaringoiatria dell’Università di Torino -. Il cambiamento è temporaneo e si risolve in poche ore, tornando in un ambiente quieto; se tuttavia l’esposizione è prolungata o ripetuta il deficit può diventare irreversibile e trasformarsi in un trauma acustico cronico, i cui sintomi spesso sono sfumati. Problemi tipici, non comprendere bene la voce parlata alla TV o una conversazione in un ambiente chiassoso, non sentire il campanello o lo squillo del telefono».

Siamo più “sordi” di qualche decennio fa

Questi meccanismi sono ormai accertati nei casi di esposizione professionale al rumore, ma sembrano verificarsi anche come effetto dell’inquinamento acustico a cui siamo sempre più spesso esposti in città. «Già negli anni ‘50 si era verificato che la soglia audiometrica (il livello di suono al di sotto del quale non si è più in grado di sentire, ndr) è più alta in chi vive in città – dice Albera -. Il fenomeno è stato definito socioacusia ed esprime un deficit uditivo proporzionale a durata ed entità dell’esposizione e correlato al vivere in ambienti con un elevato tasso di inquinamento acustico; il danno è accentuato da fattori come fumo, alcol, obesità, diabete, ipertensione, colesterolo alto, condizioni più frequenti oggi rispetto al passato». Morale, siamo più “sordi” di qualche decennio fa: la soglia uditiva media della popolazione è cambiata di pochi decibel, ma il fenomeno sta assumendo proporzioni vaste per l’aumento dell’urbanizzazione. Per di più si è dimostrato che l’audiogramma, l’esame attraverso cui si misura la soglia audiometrica, non è sempre in grado di rilevare il trauma acustico cronico: anche se il test risulta normale non è detto che non vi sia un danno nervoso che poi si manifesta con sintomi sfumati ma insidiosi, come la difficoltà nel capire bene il parlato.

Le soglie dovranno essere riviste

«Oggi il limite di sicurezza è pari a un’esposizione a 85 decibel per 8 ore, con il tempo “concesso” che si dimezza per ogni incremento di 3 decibel dell’intensità del suono – osserva Brian Moore, audiologo dell’università di Cambridge -. Poiché ora sappiamo che il danno ai neuroni acustici può manifestarsi anche a questi livelli considerati finora non pericolosi, le soglie dovranno forse essere riviste e corrette». Le occasioni per esagerare sono molte, basti pensare alle discoteche o ai concerti rock, in cui il volume può superare i 120 decibel, una “dose” eccessiva già dopo pochi secondi. In mancanza di test per individuare chi è più suscettibile ai danni da rumore, servono prevenzione e consapevolezza, che latitano: secondo l’indagine Eurisko, solo uno su due conosce i “rischi da confusione” e sa, per esempio, che il rumore può provocare stress e irritabilità, disturbare il sonno, indurre problemi di concentrazione. Per di più, un deficit di udito da trauma acustico cronico si associa a isolamento, depressione, declino cognitivo: riconoscerne i segni e arrivare alla diagnosi tempestivamente per rimediare con un apparecchio acustico può bloccare la cascata di eventi negativi, ma anche in questo caso pochi ci pensano. Fra coloro che avrebbero bisogno di un apparecchio, infatti, solo uno su cinque lo porta davvero.

Due problemi frequenti

Tinnitus (o acufeni) e iperacusia (eccessiva sensibilità al suono) sono due disturbi frequenti in chi ha un deficit dell’udito e spesso sono associati fra loro. «Il tinnitus è una percezione uditiva “fantasma”, cioè si sentono suoni che non sono generati da sorgenti esterne: colpisce una volta nella vita il 10-25 % della popolazione e persiste in circa il 4% – spiega Giancarlo Cianfrone del Dipartimento Organi di senso della Sapienza di Roma -. L’iperacusia è invece l’intolleranza a suoni di livello lieve o moderato, normalmente sopportati da chi non soffre del disturbo: riguarda uno su 10, con un picco del 17% in adolescenti e giovani. In chi ha il tinnitus, il silenzio “scopre” il problema per cui un ambiente moderatamente rumoroso può essere vissuto come un rifugio perché maschera il sintomo. Chi ha iperacusia cerca il silenzio».

(fonte: Corriere della Sera – Corriere Salute: http://www.corriere.it/salute/15_ottobre_09/inquinamento-acustico-l-orecchio-sente-meno-per-difendersi-00fccf26-6e71-11e5-aad2-b4771ca274f3.shtml)