Come funziona l'udito e quali sono i principali disturbi?

L'orecchio

L’orecchio è un organo che svolge funzioni estremamente complesse. Capta tutti i suoni udibili, li trasforma in impulsi elettrici e li trasmette al cervello che li decifra e li interpreta. Si divide in tre sezioni: orecchio esterno, medio e interno.

Orecchio esterno: Grazie alla sua forma, il padiglione auricolare individua la provenienza delle onde sonore, le raccoglie e le convoglia verso il timpano attraverso il condotto uditivo.

Orecchio medio: I suoi elementi principali sono il timpano e i tre ossicini più piccoli del corpo umano,  martello, incudine e staffa. Tutte queste strutture sono coinvolte nell’amplificazione e nella trasmissione del suono.

Orecchio interno: L’orecchio interno è rappresentato dalla chiocciola (coclea) e dall’apparato vestibolare. Nella chiocciola si trova l’Organo del Corti che con le sue cellule ciliate forma l’organo dell’udito.

Ipoacusia

L’udito è una delle funzioni fondamentali nella comunicazione, la cui perdita può comportare notevoli disagi sociali; per questo motivo, in presenza di disturbi uditivi, è sempre consigliabile eseguire una accurata visita specialistica che permetta di individuare la causa e pianificare una possibile soluzione. Recenti dati presentati dal Censis rivelano che in Italia ci sono 7,3 milioni di ipoacusici, il 12% della popolazione totale e il 4% in più rispetto al 2012.

La perdita uditiva purtroppo influenza e condiziona negativamente la vita delle persone. Chi soffre di ipoacusia tende a isolarsi, a comunicare sempre meno e ad estraniarsi dalla vita sociale, lavorativa e affettiva.

Ipoacusia trasmissiva, Neurosensoriale e Mista

IPOACUSIA TRASMISSIVA

Si presenta quando il danno è localizzato nell’orecchio esterno e medio. Le cause più frequenti possono essere di natura malformativa (atresia del condotto uditivo, malformazioni dell’orecchio medio), traumatica (fratture della rocca petrosa a decorso longitudinale, perforazioni della membrana del timpano di origine traumatica) o infiammatoria (otiti effusive, otiti croniche con e senza colesteatoma) e otosclerosi. Il deficit è in genere pantonale – sono coinvolte tutte le frequenze del parlato – anche se può accentuarsi per frequenze medio-gravi. Il deficit trasmissivo di solito non supera i 50-60 decibel. Questo tipo di ipoacusia è spesso risolvibile con una terapia.

IPOACUSIA NEUROSENSORIALE

Si presenta quando l’orecchio interno è danneggiato. Il danno riguarda le cellule ciliate dell’orecchio interno e la trasmissione degli impulsi al cervello è compromessa. Le principali cause sono un’esposizione ripetuta a rumori eccessivi, l’invecchiamento, i fattori genetici e i farmaci ototossici e chemioterapici, alcune malattie autoimmuni e patologie come la malattia di Meniere. Un paziente con ipoacusia neurosensoriale può trarre beneficio dall’utilizzo di apparecchi acustici che migliorino la sua capacità di ascolto.

IPOACUSIA MISTA

L’ipoacusia mista ha una componente di ipoacusia trasmissiva e una di ipoacusia neurosensoriale. Ciò significa che interessa sia l’orecchio esterno che quello interno perché entrambe le aree hanno subito danni: l’orecchio esterno non riesce ad inviare il suono all’orecchio interno in modo corretto, mentre l’orecchio interno non riesce ad elaborare in maniera corretta il suono da inviare al cervello. La componente neurosensoriale dell’ipoacusia mista (orecchio interno) è di solito permanente, mentre la componente trasmissiva (orecchio esterno) potrebbe non esserlo. Molte persone con ipoacusia mista percepiscono i suoni a volume molto basso e non riescono a recepirli con facilità.

Quali sono le cause più frequenti per un’alterazione dell’udito?


’origine di un disturbo dell’udito o di un calo uditivo, può essere molteplice ed avere un’importanza differente soprattutto a seconda dell’età del soggetto. Se siamo di fronte ad una sordità che colpisce un bambino nei primissimi anni di vita, è ipotizzabile che si tratti di una problematica di tipo congenito o che è intervenuta durante o subito dopo la nascita. Quando parliamo invece di ipoacusia, si tratta di una sordità in un soggetto adulto che dopo i 65 anni, manifesta un deterioramento della funzione uditiva (presbiacusia).
Altre possibili cause comuni sono l’otosclerosi, una forma di osteodistrofia ereditaria; l’esposizione prolungata a rumori di forte intensità; l’uso di farmaci ototossici.

Quando è possibile parlare di sordità?


Si parla più propriamente di ipoacusia, quando si voglia mettere in evidenza una diminuita capacità uditiva da parte di un individuo, della sua tipologia (trasmissiva, cocleare o retrococleare o centrale) e del suo livello che può essere dal lieve al profondo. Un altro aspetto riguarda l’interessamento mono- o bilaterale che condiziona anche l’iter riabilitativo del soggetto affetto. Infatti, nei casi più gravi, un bambino che non sente non acquisirà le idonee capacità per sviluppare il linguaggio e questo sarà osservabile durante le varie tappe di sviluppo che accompagnano l’acquisizione del suo “vocabolario”: in pratica questo bambino “non parlerà” anche a 2 anni.

È possibile risolvere “il problema uditivo”?

Esiste tutta una gamma di possibilità che, con differenti metodologie e risultato, possono aiutare a ridurre o addirittura a risolvere più o meno definitivamente il problema. Nel caso di un bambino nel quale viene diagnosticata una forma di sordità medio-grave o profonda bilaterale, sarà opportuno ricorrere al più presto a dispositivi protesici esterni oppure a quelli più avanzati che si possono inserire attraverso un intervento chirurgico (detti “impianti cocleari”).
Un’accurata diagnosi precoce ed un opportuno programma di riabilitazione con una protesi acustica (o l’impianto cocleare) permetteranno l’acquisizione del linguaggio nel periodo più “critico” in tal senso (primi 2 anni di vita).
Altre cause che producono forme di sordità soprattutto nell’adulto (perforazione timpanica, otosclerosi) possono essere affrontate mediante un intervento chirurgico in grado, nella maggior parte dei casi, di offrire un risultato funzionale ottimale o comunque accettabile.

A quale età è necessario effettuare dei controlli uditivi? 


Come già detto, lo screening uditivo deve rappresentare una regola per la prevenzione della sordità, a tutte le età ed è opportuno ricorrere all’accertamento diagnostico di base, quale appunto un esame audiometrico, qualora si avvertano delle difficoltà, svelate spesso da una difficoltà nell’ascolto di una conversazione telefonica. Diverso è il caso in cui esistano e siano state già diagnosticate forme congenite ed ereditarie di sordità. In questo caso sarà opportuno che tutti i membri della stessa famiglia vengano sottoposti ad una misurazione della funzione uditiva nei tempi dovuti.

Acufene

L’acufene è la percezione soggettiva di un suono in assenza di fonti esterne. Colpisce maggiormente gli uomini rispetto alle donne e può essere così fastidioso da influire sulla qualità della vita di chi ne soffre. E’ possibile trarre sollievo da terapie apposite come la TRT (Tinnitus Retraining Therapy) che consente di ridurne l’intensità nell’arco di alcuni mesi. Alla base della TRT ci sono una fase di counseling e una terapia sonora e audio protesica volta a far riclassificare al nostro cervello come neutrale il suono dell’acufene in modo da non percepirlo più come un fastidio.

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