Ipoacusia e Alzheimer: cosa c’è dietro l’isolamento

ipoacusia e Alzheimer

In occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer da poco trascorsa, vogliamo approfondire ulteriormente l’argomento, il particolar modo il rapporto tra questo disturbo cognitivo e il calo dell’udito.

La caratteristica che più li accomuna è il senso di isolamento che colpisce sia le persone ipoacusiche che quelle malate di Alzheimer: l’imbarazzo di non ricordare un avvenimento recente o il nome di una persona cara è molto simile a quello che si prova nel non comprendere bene tutte le parole durante una conversazione o essere costretti a chiedere di ripetere. Ci si sente inadeguati, troppo vecchi, e per questo ci si allontana dalla famiglia e dagli affetti.

L’isolamento o, in questo caso, l’autoisolamento, produce effetti dannosi non solo sul benessere emotivo ma anche sul cervello. La mente, privata degli stimoli, invecchia prematuramente, e diventa facile preda di malattie cognitive come l’Alzheimer e la demenza senile.

Inoltre, lo sforzo cerebrale che una persona ipoacusica compie ogni giorno per cercare di cogliere i suoni e di estrapolare i concetti basandosi sulle poche parole che sente, “sovraccarica” il cervello, causando una riduzione della materia grigia.

Per questi motivi, l’ipoacusia è molto spesso un campanello d’allarme del sopraggiungere dell’Alzheimer. Anzi, secondo una ricerca dell’Università di Baltimora, in un caso su tre il declino cognitivo è legato proprio alla perdita dell’udito. Sono soprattutto gli uomini con problemi di udito (69%) ad essere maggiormente a rischio rispetto ai coetanei normoudenti e, più è profonda la perdita uditiva, maggiori sono le probabilità di sviluppare l’Alzheimer.

Ecco perché il calo uditivo non dovrebbe essere ignorato ma, alla comparsa dei primi sintomi, è opportuno effettuare un controllo dell’udito e indossare, se necessario, gli apparecchi acustici.

I benefici degli apparecchi acustici secondo gli ultimi studi

Negli ultimi anni, studi condotti da diversi enti di ricerca hanno portato alla scoperta dei benefici degli apparecchi acustici sia per chi soffre di ipoacusia, ma anche per chi ha la tendenza a sviluppare l’Alzheimer. Uno dei più recenti è quello condotto dalla ricercatrice Elhm Mahmuodi (PhD) e dal suo Team dell’Università del Michigan, che hanno dimostrato che l’utilizzo degli apparecchi acustici ritarda l’invecchiamento del cervello e tiene lontane malattie come la demenza senile e l’Alzheimer.

I risultati, frutto di uno studio condotto su oltre 110.000 soggetti sopra i 66 anni, sono i seguenti:

  • meno 18% diagnosi di demenza senile
  • meno 11% diagnosi di depressione
  • meno 13% cadute rovinose

I soggetti dello studio avevano tutti una diagnosi di perdita uditiva e la conseguente prescrizione di utilizzare sistematicamente gli apparecchi acustici. Chi ha seguito la prescrizione, non solo ha riportato benefici a livello uditivo, ma ha anche notevolmente migliorato il proprio benessere.

Gli apparecchi acustici infatti hanno dato loro una maggiore sicurezza e fiducia in loro stessi e hanno permesso a chi si vergognava di non sentire bene di vivere di nuovo con serenità le relazioni con le altre persone, uscendo così dall’autoisolamento. È infatti nella quotidianità, nelle conversazioni di tutti i giorni, nelle chiacchierate con i propri cari che si vedono i veri benefici degli apparecchi acustici: consentono anche alle persone ipoacusiche di sentire davvero bene e sentirsi a loro agio.

E, come detto in precedenza, il contatto con le altre persone aiuta la mente a mantenersi giovane e attiva e allontana le probabilità di sviluppare Alzheimer o demenza senile.